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Le sanzioni Disciplinari nella Scuola

LE SANZIONI DISCIPLINARI:

novità che cambiano l’immaginario scolastico dei genitori

 

Tra le molte novità introdotte in questi mesi sono poco conosciute le nuove sanzioni disciplinari, che modificano profondamente i rapporti tra dirigenti e personale scolastico.

 

Negli ultimi decenni l’esperienza diffusa tra i genitori era quella di un sostanziale immobilismo dei dirigenti di fronte a disfunzioni organizzative o ad evidente carenze professionali dei docenti. Proteste e reclami non raggiungevano effetti di rilievo, al massimo il personale veniva trasferito in altra scuola, dove per lo più si replicavano i disagi e i contrasti già sperimentati.

 

A partire dal principio, che sembrava intoccabile, della non licenziabilità del dipendente pubblico, sembrava che anche le sanzioni più ovvie nel settore privato fossero di impossibile applicazione nella scuola. Nei casi più gravi ed eclatanti i dirigenti scolastici erano costretti a confessare di avere le mani legate da lacci e laccioli procedurali, che impedivano di fatto di irrogare qualsiasi sanzione. Anche nel caso della sanzione minimale dell’avvertimento scritto, il dipendente aveva la possibilità di ricorrere al Ministro della Pubblica Istruzione, il quale, a sua volta doveva “decidere su parere conforme del competente consiglio per il contenzioso” (art. 504, D.L.vo 297 – 1994), composto da tre membri, che erano per lo più sindacalisti.

In questi mesi la normativa delle sanzioni disciplinari è stata radicalmente cambiata, a partire dalla possibilità di licenziamento con preavviso in caso di:

 

·         prestazione lavorativa, riferibile ad un arco temporale non inferiore al biennio, per la quale l'Amministrazione formula,  una valutazione di insufficiente rendimento;

·         assenza priva di valida giustificazione per un numero di giorni, anche non continuativi, superiore a tre nell'arco di un biennio;

 

Anche a livello di istituto sono  accresciute le competenze del dirigente scolastico che può intervenire con: “il rimprovero verbale, il rimprovero scritto; la multa di importo fino a 4 ore di retribuzione; la sospensione dal servizio con privazione della retribuzione fino ad un massimo di 10 giorni.

 

Queste  sanzioni possono essere inflitte:  per atti non conformi alle responsabilità, ai doveri e alla correttezza inerenti alla funzione o per gravi negligenze in servizio;  per violazione del segreto d'ufficio inerente ad atti o attività non soggetti a pubblici; per avere omesso di compiere gli atti dovuti in relazione ai doveri di vigilanza.

 

   Nei casi sopra indicati il dirigente, avuta notizia della infrazione disciplinare, senza indugio e, comunque, non oltre venti giorni, contesta per iscritto l’addebito al dipendente e lo convoca per il contraddittorio a sua difesa. Il  procedimento si conclude  con l'atto di archiviazione o di irrogazione della sanzione, entro sessanta giorni dalla contestazione dell'addebito”

Contro i provvedimenti erogati non è più possibile fare ricorso, in quanto la riforma ha abrogato espressamente gli organismi collegiali (collegi di disciplina).

 

     Dalla breve sintesi dei cambiamenti introdotti si delinea un’istituzione scolastica molto diversa da quella precedente, dove ogni intervento migliorativo sembrava affidato solo alla sensibilità professionale e alla coerenza morale degli operatori. I genitori hanno finalmente la possibilità di segnalare disfunzioni e scorrettezze con maggiori probabilità di innescare processi di miglioramento più immediati ed efficaci.

 

Infatti “i  reclami possono essere espressi in forma orale, scritta, telefonica, via fax e devono contenere generalità, indirizzo e reperibilità del proponente. I reclami orali e telefonici debbono, successivamente, essere sottoscritti. I reclami anonimi non sono presi in considerazione, se non circostanziati.

 

Il Capo di Istituto, dopo avere esperito ogni possibile indagine in merito, risponde, sempre in forma scritta, con celerità e, comunque, non oltre 15 giorni, attivandosi per rimuovere le cause che hanno provocato il reclamo. Qualora il reclamo non sia di competenza del Capo di Istituto, al reclamante sono fornite indicazioni circa il corretto destinatario. Annualmente, il Capo di Istituto formula per il Consiglio di Istituto una  relazione analitica dei reclami e dei successivi provvedimenti. Tale relazione è inserita nella relazione generale del Consiglio sull’anno scolastico.”. (Carta dei servizi scolastici 1995)

 

   Il Dirigente scolastico, a sua volta, può essere sanzionato con la  sospensione dal servizio e con privazione della retribuzione fino ad un massimo di tre mesi .. per il mancato esercizio dell'azione disciplinare nei riguardi del personale, per la mancata cura nel controllo sulle assenze, in particolare al fine di prevenire o contrastare le condotte assenteistiche. (CM 88/10, pp. 12-13).

 

   Non va taciuto, però, che nel nuovo contesto che si va delineando, accanto agli aspetti positivi, si prospetta anche il rischio di comportamenti di singoli genitori, particolarmente protestatari e pretenziosi, che  potrebbero rendere la collaborazione famiglia – scuola ancora più difficoltosa, in preda ad un contenzioso continuo.  Per evitare queste situazioni, che risultano già in aumento nelle scuole, è sempre più necessaria ed urgente la presenza dell’associazione dei genitori, che svolga una funzione di mediazione tra genitori e docenti, per individuare i casi di oggettiva carenza a cui porre rimedio e per mobilitare ogni risorsa disponibile per una collaborazione efficace tra genitori e docenti. La finalità autentica delle sanzioni  disciplinari come dei reclami  non può essere né la conflittualità né la punizione fine a se stessa, ma il perseguimento continuativo del miglior servizio educativo ai ragazzi.

 

Giuseppe  Richiedei

 

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Da Tex, Giovedì, 01 Settembre 2011 16:22, Commenti(0)
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